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servetheego
With the lights out it's less dangerous
26 novembre 2007
Prelude
La cena è ancora lì, tra tovaglioli buttati sul tavolo e cera fusa che cola lentamente sulla tovaglia di lino.
Sono sul balcone, un braccio piegato sul seno e l'altro che vi si appoggia per sorreggere il peso di una sigaretta che si sta fumando il vento rotolando sulla mia pelle e lasciando una scia di brividi al suo passaggio.
La sua voce mi fa voltare, ma solo per un attimo, poi continuo ad ignorarlo.
No, non puoi. Mai nessun uomo ci è riuscito, nemmeno tu puoi piegarmi, rendermi un tuo satellite. Allungo il braccio per prendere il bicchiere che ho appoggiato sulla ringhiera, ma lui mi precede, mi afferra la mano e mi trascina contro il suo petto, avvinghiandosi alla mia vita e respirando sul mio collo. Rumore di cristallo che si infrange sull'asfalto, un cane che abbaia.
Sa che siamo alla fine. Stiamo respirando gli ultimi attimi di “noi”, prima di camminare in direzioni diverse.
Mi volto, lo guardo. Nei suoi occhi leggo solo desiderio, voglia di penetrarmi per soddisfare il suo istinto atavico di possesso del mio corpo e di tutto quello che c'è in esso, anima compresa. Approfitta della mia bocca socchiusa per baciarmi prepotentemente, ma quello che non si aspetta è il mio morso. Mi spinge lontano da lui, una mano sulla bocca, mascella contratta e pugno chiuso cacciato in tasca. Vorrebbe colpirmi ma no, il suo inconscio rifiuta visceralmente di muovere un solo dito, un'altra donna ha subito e lui non ha intenzione di diventare come l'uomo che più disprezza.
Vita e morte vanno a braccetto, violenza e amore sono facce di una stessa medaglia nella sua mente, ma lui ha il potere di osservare il lato che preferisce o costringersi a farlo come in questo momento.
La sigaretta è oramai il cadavere della mia rabbia. La lascio cadere nel posacenere a forma di rosa e rientro in casa. Passandogli accanto lo sento fremere, percepisco tutti i suoi muscoli tesi, dal collo al rigonfiamento sotto i pantaloni eleganti.

Vado in bagno, e la mia immagine riflessa nello specchio mi sorride, strafottente. Mi scosto i capelli dal volto, ed è ancora più chiaro.
Nessuno si chiede mai perchè il sole sorge e tramonta. O perchè le mantidi religiose uccidano il maschio dopo la riproduzione. E' la natura, e si va avanti caracollando per il mondo.
Noi siamo umani, non animali.
Cosa significa poi,  precisamente? Che possiamo controllarci. Un concetto esasperato, tirato fino al suo estremo.
Controllare non significa annullare.
E la nostra natura è diversa da quella animale non perchè è controllabile, ma perchè non è di gruppo, è individuale per certi aspetti.
Quando esco dal bagno lui è lì, appoggiato alla vecchia cassettiera, braccia e gambe incrociate. Mi aspetta.
Nel giro di un secondo le sue mani sono sul mio corpo, non perdono tempo. Mi costringe contro il muro, slaccia e fa cadere  la mia gonna nera in un solo gesto e le sue dita sono sotto i miei slip. Si muovono, stringono, entrano ed escono, seguendo il ritmo dei miei gemiti, un ritmo antico quanto melodioso. Mi aggrappo alle sue spalle, e l'orgasmo mi travolge facendomi perdere le forze. Mi solleva di peso, e siamo sul suo letto, avvinghiati, non serve spazio fra di noi, la mia bocca cerca il centro della sua forza e inizia a succhiarne il sapore, a tastarne il potere, fino a berne il nettare.
Attimi di silenzio, interrotti solo dai nostri respiri.
L'atto finale della nostra tragicommedia, i corpi si uniscono nella danza che tanto spesso ci ha visto protagonisti, l'energia si accumula nascosta nel tempo dettato dalla testiera del letto che sbatte contro il muro, fino ad esplodere e a lasciarci lì, vittime di un rituale alla rovescia.








permalink | inviato da Jane il 26/11/2007 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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