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servetheego
With the lights out it's less dangerous
15 aprile 2008
[Pagine strappate] You give love a bad name
Sto posteggiando nel piazzale dell'ambulatorio quando parte a tutto volume dalle casse dell'autoradio. Senza preavviso sono catapultata indietro negli anni, ai miei diciassette.

An angels smile is what you sell
You promise me heaven, then put me through hell


Feste in centri sociali affittati, alcool e sigarette che bruciano la gola, corpi che si muovono, si contorcono in pista incuranti del ritmo, ma solo del contatto, dello scontro umido di sudore e saliva.
Una femminilità esplosa nel giro di poco tempo, occhi e mani che se la contendono e la divorano lasciandole addosso i graffi del loro passaggio.
Entro in una scuola che attenta fin dal primo giorno alla mia identità, la stupra e la stordisce. Resto in un angolo, a covare nella cenere la mia rabbia, il mio desiderio di essere presa e sbattuta nei bagni della palestra da lui, affondare la bocca nella sua spalla e conficcargli le unghie nella pelle per sentirlo mio, possederlo. Lui, con la sua vespa color panna e con il suo profumo che mi faceva girare la testa. Nei miei sogni accade tutto quello che nella realtà succede agli altri, io resto al buio della mia camera con la mia musica che mi rimbomba nel cervello scosso da liquidi orgasmi.
Non posso accettare la mia natura, così impulsiva ed oscura e la distruggo in mille pezzi, con una precisione da manuale che mi trascina in una spirale di dipendenze, di pastiglie e di nottate abbracciata alla tazza a rigurgitare tutta l'amarezza che mi scorre dentro, vischiosa e letale.
Ho costruito negli anni una versione edulcorata di me, che potesse risultare gradevole sia ai miei occhi che a quelli degli altri. Ho distorto ed esasperato e ripulito la mia idea di amore, sublimandola in qualcosa di patinato e conforme alle norme morali ed etiche che in fondo non ho mai compreso e accettato. Tutto fuorchè accettare la carnalità e la forza sanguinante che portava con sè.

You're a loaded gun
There's nowhere to run
No one can save me
The damage is done

Per esorcizzare me stessa mi dedico alla fede, alle religioni, alle filosofie, a qualsiasi cosa tenga lontano da me quel demone che però ogni mattina è lì. Mi fissa dallo specchio. Lo posso riconoscere anche oggi, nonostante il trucco ed il vestito e i chili di troppo con il quale ho cercato di soffocarlo.
Il trillo del cellulare mi riporta alla realtà, ho le mani strette attorno al volante, le nocche sbiancate. Dallo specchietto del parasole c'è Lei che mi guarda e sorride. Era solo questione di tempo.
Ha vinto, finalmente. Lo sa.




permalink | inviato da Jane Jones il 15/4/2008 alle 19:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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